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26 aprile 2019 - Consulenza

Come monetizzare con il proprio sito web (Buone pratiche)

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Come ho scritto in un articolo precedente, il web oggi costituisce indubbiamente una validissima opportunità di lavoro e potenzialmente di grande profitto, grazie alle numerosissime strade percorribili e alle competenze richieste per assolvere ciascun ruolo, incarnato di volta in volta in figure specializzate diverse.

Non sempre, però, viene considerato come uno strumento di lavoro o come opportunità formativa. Accanto ai professionisti che contribuiscono ogni giorno ad arricchirlo con le proprie competenze tecniche e/o di copywriting e accanto a tutte le altre figure che in esso vi individuano e riscontrano un fertile luogo di esposizione e sponsorizzazione, vi sono anche coloro che, quotidianamente, puntano a monetizzare l'accesso ai propri contenuti attraverso blog, sito o piattaforma, disponendo di un bacino utenti tale da garantire una buona fonte di reddito da lavoro.

Monetizzare sui contenuti offerti, di per sé, non è deprecabile. Come non lo è la monetizzazione su una merce esposta, su una vendita, su un servizio offerto o su tutto ciò che possa rientrare nella locuzione latina del do ut des. Due tipologie di vendita diverse; da un lato quella intellettuale, dall'altra quella materiale o virtuale. Ma se da un lato viene esercitato l'atto di vendita dietro la diretta volontà dell'acquirente che entra in possesso di un bene o fruisce di un servizio dietro il corrispettivo di un pagamento, dall'altro lato spesso si accede a siti informativi, blog o piattaforme programmati per la visualizzazione automatica di banner e pop-up pubblicitari senza alcun preliminare consenso dell'utente visitatore, puntando di fatto più all'incasso lordo automatico che al contenuto stesso.

Pur astraendosi da una logica meramente etica per analizzare la modalità da una lente analitica o fruitiva, è difficile pensare che l'abituale frequenza con cui si naviga da un sito all'altro o con cui si consultano blog o ci si documenta, semplicemente, possa abituarsi con buona disposizione all'apparizione di tanti elementi pubblicitari da dover chiudere manualmente prima di accedere al contenuto voluto e valutarlo. Prassi vorrebbe, come accade per le testate giornalistiche o per le riviste, che si decida arbitrariamente di sottoscrivere un abbonamento per accedere alla lettura di contenuti premium dopo aver valutato positivamente i contenuti offerti in modalità free, gratuita. O, come accade per tanti siti e piattaforme di servizi, che si conceda un utilizzo limitato e gratuito del servizio affinché la valutazione dell'utente propenda, in conclusione, per l'acquisto e lo sblocco di tutte le funzionalità. D'altronde un sito è sempre un luogo in cui trovare informazioni, fruire di servizi, in maniera semplice, immediata e intuitiva e senza impedimenti visivi di alcun tipo, pena l'annientamento del concetto stesso di sito.

Un atto forzato di compravendita indiretta, senza il preliminare il consenso dell'utente, o, in altri termini, di monetizzazione indisciplinata, è spesso la causa di un allontanamento volontario dal sito, blog o piattaforma nel caso in cui i contenuti vengano ritenuti inutili per sé; oppure, nei casi più pazienti e laddove i contenuti vengano ritenuti meritori, dell'installazione e configurazione di plug-in accessori per il blocco automatico delle pubblicità e dei pop-up, che vanno sicuramente a scapito della volontà di monetizzazione e del profitto del gestore del sito ma assicurano l'accesso libero e la lettura dei contenuti all'utente visitatore.

Fra questi siti di informazione che monetizzano sul traffico rientrano anche importanti e noti siti di informazione scientifica e d'attualità, che avrebbero tutti i requisiti per trarre profitto economico dalla vendita di contenuti specifici o premium o dalla vendita di servizi ma che tutt'oggi insistono su delle modalità di monetizzazione ritenute discutibili persino dai propri lettori, innescando un ricorso di massa a tutti gli strumenti informatici utili alla visualizzazione limpida e scevra da impurità.

Anche in questi casi, che hanno luogo online, prevale la volontà morale di ogni acquirente di esercitare il proprio diritto alla compravendita soltanto per propria volontà e non per imposizione. Quest'ultima verrà sempre penalizzata in ogni ambito del mercato.

Per favorire l'affluenza al proprio sito e per renderlo un luogo utile e accogliente è sempre consigliabile stipulare un accordo di compravendita volontario, proponendo contenuti, merce e/o servizi che si ritiene possano essere acquistati perché ritenuti utili e/o vantaggiosi. Una attività di questo tipo è sicuramente commerciale e pertanto richiede l'apertura di una posizione fiscale. Diversamente, è sconsigliabile qualsiasi tipo di monetizzazione indisciplinata perché alla lunga verrà sicuramente penalizzata tramite l'allontanamento volontario o l'inibizione delle pubblicità.

Fonte immagine: Google Immagini

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